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PENSIERI E DIVAGAZIONI SCIENTIFICHE E NON ...

...LA MORTE? UN' ILLUSIONE!
Una teoria rivoluzionaria sostiene che l'anima umana è una delle strutture fondamentali dell'Universo e che la sua esistenza è dimostrabile grazie al funzionamento delle leggi della fisica quantistica. Con la morte fisica, le informazioni quantistiche che formano l'anima non vengono distrutte, ma lasciano il sistema nervoso per essere riconsegnate all'Universo. Il nostro cervello dispone di una potenza di circa 20 watt e, se vero una delle leggi cardini della fisica, nulla si distrugge ma tutto si trasforma, allora...i 20 watt non vanno persi! Due fisici quantistici di fama mondiale, l'americano dott. Stuart Hameroff e l'inglese Sir Roger Penrose, hanno sviluppato una teoria che potrebbe dimostrare definitivamente l'esistenza dell'anima. Secondo la Teoria Quantistica della Coscienza elaborata dai due scienziati, le nostre anime sarebbero inserite all'interno di microstrutture chiamate “microtubuli”, contenute all'interno delle nostre cellule cerebrali. La loro idea nasce dal considerare il nostro cervello come una sorta di “computer biologico”, equipaggiato con una rete di informazione sinaptica composta da più di 100 miliardi di neuroni . Essi sostengono che la nostra esperienza di coscienza è il risultato dell'interazione tra le informazioni quantiche e i microtubuli, un processo che i due hanno definito “Orch-OR” (Orchestrated Objective Reduction). Con la morte corporea, i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le informazioni in essi contenute non vengono distrutte. In parole povere, più legate ad un linguaggio tradizionale, l'anima non muore, ma torna alla sua sorgente. “Quando il cuore smette di battere e il sangue non scorre più, i microtubuli smettono di funzionare perdendo il loro stato quantico”, spiega il dott. Hameroff, professore emerito presso il Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia e direttore del Centro di Studi sulla Coscienza presso l'Università dell'Arizona. “L'informazione quantistica all'interno dei microtubuli non è distrutta, non può essere distrutta, ma viene riconsegnata al cosmo”. “Quando un paziente torna a vivere dopo una breve esperienza di morte, l'informazione quantistica torna a legarsi ai microtubuli, facendo sperimentare alla persona i famosi casi di premorte”, continua Hameroff. La grande portata di questa teoria è evidente: la coscienza umana, così intesa non si esaurisce nell'interazione tra i neuroni del nostro cervello, ma è un informazione quantistica in grado di esistere al di fuori del corpo a tempo indeterminato.
Si tratta di quella che per secoli le religioni hanno definito “anima”.
Questa teoria scientifica si avvicina molto alla concezione religiosa orientale dell'anima. Secondo il credo buddista e induista, l'anima è parte integrante dell'Universo ed esiste al di fuori del tempo e dello spazio. L'esperienza corporea (o anche terrena, materiale), non sarebbe altro che una fase dell'evoluzione spirituale della coscienza umana. Ma anche le religioni quali l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam, insegnano l'immortalità dell'anima...... chissà che questa teoria non possa aprire una nuova stagione di confronto positivo tra la ragione e la fede, la religione e la scienza..

LA NOSTRA VITA ... UNA SIMULAZIONE AL COMPUTER ?

«Che cosa vuol dire "reale"? Dammi una definizione di "reale". Se per reale ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel "reale" sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello». Questa frase è tratta dal film "Matrix" ed è proferita da Morpheus a Neo, nel momento in cui tenta di spiegargli la vera natura di Matrix, elaborata simulazione olografica concepita per sfruttare l'energia corporea degli esseri umani. E' solo l'idea fantasiosa di una sceneggiatura? In verità, l'ipotesi che il nostro universo possa essere una simulazione tridimensionale è stata avanzata da diversi scienziati. Certo, si tratta di un'idea da capogiro, ma in fin dei conti è solo un modo per tentare di descrivere uno dei più grandi misteri che è sotto i nostri occhi e che può riassumersi in una semplicissima domanda: "ma che cosa è la realtà"? Secondo alcuni eminenti scienziati, la realtà che abbiamo sotto gli occhi potrebbe essere il frutto di una elaborata simulazione olografica programmata in un super-computer da una civiltà di esseri enormemente più avanzata della nostra. Se questo sospetto abita nelle nostre menti, c'è un modo concreto per scoprire se questo è vero? E chi mai avrebbe potuto creare un piano tanto inquietante e, soprattutto, per quali scopi? Infine, sarebbe possibile fuggire da questo Universo-Matrice? Il fisico Alain Aspect ha condotto un esperimento di notevole interesse per dimostrare che la rete di particelle subatomiche che compone il nostro universo - il cosiddetto "tessuto della realtà" - possiede quelle che sembrano essere innegabili proprietà olografiche. Inoltre, secondo la teoria proposta da Robert Lanza (autore del libro "Biocentrism" - How Life and Consciousness are the Keys to Understanding the True Nature of the Universe - "Biocentrismo" - Come la vita e la coscienza sono le chiavi per comprendere la vera natura dell'Universo), la morte potrebbe essere solo un'illusione, l'esperienza sensibile dell'uscita dall'Universo olografico.
Un pensiero filosofico antico
Platone, filosofo greco molto importante dell'epoca classica, elaborò un intrigante racconto - Il mito della caverna -, attraverso il quale tentava di spiegare la sua idea sulla natura della realtà. Il filosofo greco era convinto che il nostro mondo, l'universo e tutto quanto, non fosse altro che la copia sbiadita della vera realtà, chiamata Iperuranio (al di là dei cieli). Quindi, quella che noi reputiamo essere la realtà, è semplicemente un'illusione. L'uomo sarà in grado di conoscere la vera natura dell'Universo solo quando la sua anima farà ritorno nell'Iperuranio, luogo nel quale sarà possibile conoscere le cose così come sono. Ma supponiamo per un momento che viviamo in una simulazione e la nostra realtà non è altro che un'illusione. Dalla nostra esperienza sensoriale, potremmo pensare di essere una specie avanzata. Eppure, possediamo una conoscenza molto limitata del mondo che ci circonda. Basta pensare che non abbiamo la facoltà di percepire né gli infrarossi, né gli ultrasuoni. Quante altre cose sfuggono ai nostri sensi? Come spiegare fenomeni assurdi come la materia oscura o l'energia oscura o i buchi neri? Nick Bostrom, docente presso la Facoltà di Filosofia all'Università di Oxford e direttore fondatore del Future of Humanity Institute e del Programma sugli impatti della Future Technology della Oxford Martin School, alcuni anni fa, ha presentato quello che è stato definito "Argomento sulla simulazione" che è ancora fonte di ampi dibattiti tra gli scienziati. Mettendo una parentesi alla parte matematica della teoria, Bostrom inizia la sua riflessione con l'ipotesi che le civiltà future avranno abbastanza potenza di calcolo e avanzate capacità informatiche per essere in grado di creare una simulazione avanzata della vita umana. La simulazione sarebbe abitata da esseri programmati con una tale complessità da essere coscienti e avere lo stesso tipo di esperienze che abbiamo noi. I cervelli simulati, sarebbero parte integrante di questo universo matrice. Nella sua ipotesi, Bostrom non fa previsioni su quanto tempo ci vorrà per sviluppare questa capacità. Alcuni futurologi credono che questo possa avvenire entro i prossimi 50 anni. "Ma anche se ci volessero 10 milioni di anni, questo non fa alcuna differenza per l'argomento", spiega lo stesso Bostrom nel suo articolo "Viviamo in una simulazione al computer?". Il nostro universo ha un'età tra i 14 e i 16 miliardi di anni, quindi, è probabile che una civiltà antecedente alla nostra, molto più evoluta, sia stata in grado di realizzare la sofisticata simulazione nella quale ci troviamo. Bostrom è consapevole, però, che la sua idea è indimostrabile, se non altro per il fatto che possediamo talmente poche informazioni sulla realtà che è impossibile stabilire se questa ipotesi è vera o falsa. Se fosse vera, “le leggi scoperte da Copernico, Darwin, Einstein e gli altri, sarebbero la descrizione sensibile del funzionamento della realtà simulata. Queste leggi potrebbero essere o non essere identiche a quelle che operano al livello più fondamentale della realtà, cioè al di fuori del computer che sta eseguendo la nostra simulazione”.
Ma perché una civiltà avanzata dovrebbe creare un mondo virtuale?
Secondo Bostrom, potrebbe trattarsi di un esperimento scientifico, con lo scopo di studiare le epoche tecnologicamente più primitive. Ma peggio ancora, potrebbe trattarsi di un gioco virtuale per i nostri creatori, elaborato con lo stesso spirito con il quale noi giochiamo con "The Sims"! E' davvero impossibile a dirsi.
Ma è possibile capire se stiamo veramente vivendo in una Simulazione?
Se i programmatori dell'universo matrice non vogliono farci sapere che la nostra realtà è una simulazione, forse non riusciremo mai a capirlo. Ma se decidono di dirci la verità, sicuramente, prima o poi, si sveleranno. Un giorno qualsiasi, mentre passeggi per strada, potrebbe aprirsi una finestra di pop-up davanti ai tuoi occhi con su scritto "Questa è una simulazione. Clicca qui per maggiori informazioni!". In verità la questione potrebbe essere più intrigante. Ammesso che siamo delle menti simulate, il fatto che ci poniamo domande sulla natura della realtà è previsto dal programma, si tratta di un errore o di una evoluzione non prevista dagli architetti? Alcuni pensatori di indole più spirituale, hanno ipotizzato che quella che a noi sembra essere una simulazione, potrebbe semplicemente essere il modo di operare dell'Architetto (la grande mente che ha elaborato la realtà e che qualcuno individua con la parola Dio). In questo caso, le domande esistenziali che abitano la mente dell'uomo - chi siamo, qual è lo scopo della nostra vita, cosa è la realtà e cose c'è dopo la morte - sarebbero la parte più importante della nostra programmazione, anzi, lo scopo principale e non un errore o una semplice evoluzione non prevista. Se così fosse, forse l'umanità è orientata più alla dimensione "esistenziale" dell'esperienza della vita che a quella materiale, che in quanto simulata, non è altro che un'illusione.